Marcello Sgattoni

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Le misteriose zolle di Marcello Sgattoni - Carmine Benincasa

Continuo da diversi anni a preferire incontri e pellegrinaggi nei luoghi della genesi dell?arte, negli studi e n egli atelier. Cio? l? dove l?artista diventa un anacoreta,un derviscio nel deserto della notte,che vive con il destino di raccontare al mondo la luce e la coscienza di una scintilla di luce appena intravista; l? dove,insomma,l?opera si fa strada e racconto di ci? che per un attimo la sua coscienza ha visto. Lo scultore rumeno Costantin Brancusi affermava che entrare nel suo studio doveva equivalere ad una sorta di rito purificante,a una liberazione dalla condizione terrena,a un?esperienza da cui uscire rinnovati.
E con tale spirito ho visitato lo studio dello scultore Marcello Sgattoni a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), chiedendomi continuamente se tutto ci? fosse vero,se in realt? esiste cio? quello Zeitglist,quel genius loci che inonda e pervade di s? chiunque si avvicini. E? stata un?esperienza straordinaria quella che Sgattoni ha compiuto come artista e come uomo;proprio per questo senso di profonda magia che genera il suo incontro,per quella disincantata bellezza e disadorna semplicit? che avvolge il suo universo onirico. Le sue forme sono racconti del tempo mai avveratosi,spezzoni di una visione ricomposta nell?allucinazione quotidiana,archetipi di un tempo fuori dall?esperienza. Mostri,totem,volti di uomini e donne ricavati da zolle di terra, con filiformi esseri che si tendono fino allo spasimo quasi a cercare una condizione nuova di rivelazione e di esistenza.
Sono sagome di archi e colonne che ritmano il tempo musicale di un rito propiziatorio. Un rito iniziatici dove la fantasia woodoistica e la religione della terra hanno la medesima forza di ravvivare il miracolo dell?arte. Marcello Sgattoni ? come lo stregone-profeta che ha la coscienza del male e del bene,che vive nella oscura cavit? dei segreti del mondo.
Le sue statue sono segnali di un?idea prossima a divenire realt? che guardano e osservano gli uomini con la profondit? indagatrice e apotropaica dell?occhio divino. Toccare una sua scultura ? come impossessarsi dello scettro regale di un capo,d? il senso dell?onnipotenza e del comando,ci rende sicuri dell?incerto e dona al contempo il brivido della sua eternit? nel tempo di una pulsazione sensibile. Sgattoni vive riparato dal mondo e sa offrire soltanto pochi spiccioli di verit?. La sua condizione ? quella del saggio eremita che si interroga e comunica per simboli,per stralci di discorso,per segni premonitori.
Tutta la sua opera valetta come un?interminabile appunto onirico senza inizio e senza fine,dove lo stile ? soltanto variante di un modo di essere e non elementi di evoluzione.Non c?? progresso nel suo modo di essere che non sia contestualmente un regresso,un ritorno alle origini semiologiche e strutturali dei linguaggi atavici,ai segni del primordio. ?Le cose e i fatti non parlano?,ha detto una volta Sgattoni,?sono muti.E? l?uomo che interroga le cose. E soltanto allora,quando vengono aggredite,le cose rispondono. Ed ogni risposta nasconde sempre cento nuove domande?.

Da: Arte,
Mensile di Arte,Cultura,Informazione
Settembre 1990,ed. G.Mondatori

Per informazioni:

Fondazione Pietraia dei Poeti

c/o Museo Pietraia dei Poeti

cda barattelle 3, San Benedetto del Tronto (AP)

www.pietraiadeipoeti.it

sito in allestimento.